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Augusto Barbera sul crocefisso

Risposta di Augusto Barbera alle due domande

1) Quale può essere il fondamento giuridico dell'obbligo (o facoltà) di esporre il crocefisso nei luoghi pubblici? (a partire dai famosi regi decreti degli anni '20 del secolo scorso)

2) Quali sono le argomentazioni giuridiche sostenute dalla Corte europea dei diritti per giustificare la condanna inflitta allo stato italiano? L’esposizione del Crocefisso è prevista in vecchie norme regolamentari degli anni venti (precisamente il RD 30 aprile 1924 n. 965) e in alcune circolari di questo dopoguerra, tanto che la Corte costituzionale - che , come è noto , può giudicare solo su leggi e atti aventi forza di legge - non ha potuto finora occuparsene.
Ritengo tuttavia che si tratti di un tema talmente importante, sia per chi è contrario e sia per chi è invece favorevole , che non può essere lasciato né a fragili circolari o regi decreti né affidato ai soli giudici di Strasburgo. Riterrei necessario quindi un progetto di legge che consenta al Parlamento italiano - sia alla maggioranza che alle opposizioni - di esprimersi solennemente, magari distinguendo fra le aule scolastiche e gli altri edifici pubblici e valorizzando nelle attività scolastiche anche altre culture religiose minoritarie.

La decisione della Corte europea dei diritti fa propria una lettura della laicità che appartiene ad altri ordinamenti, in particolare alla Francia e alla Turchia ma che poco hanno a che vedere con la tradizione costituzionale italiana. Adottando tale lettura la Corte è venuta meno ai “margini di apprezzamento statale” nell’applicazione della Convenzione europea; vale a dire è venuta meno a quell’orientamento giurisprudenziale che è solita seguire al fine di leggere le norme della Convenzione europea dei diritti rispettando il più possibile le tradizioni costituzionali nazionali (richiamate nella decisione, ma in modo superficiale e distorto).

Il tema dell’esposizione del Crocefisso nelle scuole deve dunque essere ricondotto ai principi della nostra Costituzione . Questa fa proprio il principio di laicità ma non esclude la religione dalla sfera pubblica (sul punto per ragioni di spazio sono costretto a rinviare a un mio saggio pubblicato in www.forumcostituzionale.it). Neutralità dello Stato non significa, nel nostro ordinamento, neutralizzazione del fenomeno religioso. Se “neutralità” dovesse avere questo ampio significato come conciliare la Convenzione europea con il richiamo alla Divinità contenuto nelle Costituzioni della Polonia, dell’Irlanda, della Germania, della Grecia o lo stringente riferimento alla Confessione luterana contenuto nella Costituzione della Danimarca o della Norvegia (o nello stesso Regno Unito)? Anche questi sono “retaggi confessionisti” che i Giudici di Strasburgo sono pronti a condannare?

Chi offende l’esposizione del Crocefisso? Gli atei ? Come diceva Piero Gobetti, il vero ateo ha la religione del dubbio, non ha certezze da contrapporre a chi ha fede, e quindi non ha simboli da collocare né da fare rimuovere (anche se spesso l’ateismo ha i suoi fanatici, come taluni fondamentalismi religiosi). I mussulmani, sempre più presenti nelle nostre scuole ? A parte alcuni casi di cronaca non credo che questo sia un tema particolarmente sentito da chi, peraltro, annovera Cristo fra i Profeti. In ogni caso nulla escluderebbe che in alcune classi - come previsto da una legge bavarese di qualche anno fa, come (non essendo vietato) di fatto accade già in alcune scuole , e come riproposto in un progetto che ha come primo firmatario il Senatore Ceccanti - si possano esporre accanto al Crocefisso anche altri simboli religiosi , per esempio alcuni versetti del Corano.

Il problema dell’integrazione , in una società sempre più multiculturale, non si risolve rinunciando alla propria identità o combattendo quella degli immigrati.

E’ ben strano che gli stessi Giudici ritengano offensivo per i musulmani o per gli atei l’esposizione del Crocefisso e invece ritengano legittimo vietare l’uso del velo islamico, o di altri simboli religiosi, nelle stesse aule scolastiche. Diverse sono state, infatti, le Sentenze con cui la Corte di Strasburgo ha dovuto difendere leggi di Francia o Turchia contrarie all’uso, negli spazi pubblici, di simboli religiosi, in particolare del velo islamico. Norme analoghe non avrebbero trovato in Italia un’opinione pubblica favorevole. E comunque, in base ai nostri principi costituzionali, il diritto di libertà religiosa tutelato dall’art. 19 della Costituzione implica la libertà di farne testimonianza in tutti gli ambienti , anche ostentando i segni della propria fede.

Ma c’è da porsi una domanda. La presenza del Crocefisso nelle aule appartiene al “patrimonio storico” del nostro Paese? E’ una tesi, quest’ultima, sostenuta e dal Consiglio di Stato, in una decisione degli inizi del 2006, e dall’allora Capo dello Stato Ciampi. A me invece sembra riduttivo ritenere la Croce solo un simbolo di identità nazionale. E’ molto di più. Anche per chi non ha il dono della Fede e non crede che Cristo sia il figlio di Dio non può ignorare che Gesù di Nazaret è comunque un figlio di uomo ( “Figlio dell’Uomo”), grande protagonista della storia dell’umanità. Affermazione non scontata giacché se vi sono laici che pretendono di espungere Cristo dalla storia vi sono cattolici che pretendono di collocare Cristo in un orizzonte meta-storico, illuminato esclusivamente dalla Fede e dalla Rivelazione.

Come ci dicono, invece, le stesse fonti storiche non testamentarie, quelle ebraiche e quelle romane (da Tacito a Flavio Giuseppe , da Svetonio a Plinio il Giovane) , il sacrificio di Cristo, “ di Gesù, ebreo di Galilea”, ha alimentato movimenti religiosi su cui si fondano non solo i valori più profondi dell’Europa ma gli stessi valori del costituzionalismo liberaldemocratico. Essi sono, per larga parte, mirabilmente riassunti nella lettera che Paolo di Tarso inviò ai Galati nel 56 dopo Cristo: la dignità della persona umana, l’eguaglianza fra uomo e donna, la fratellanza fra i popoli , la vocazione alla solidarietà, ma anche la separazione e distinzione fra Dio e Cesare, fra norme giuridiche e precetti religiosi. Allora quei valori sconvolsero il mondo ma ancora oggi hanno bisogno di testimonianza, anche da parte della stesse nazioni e istituzioni cristiane (che non sempre,nella storia, hanno dimostrato la loro innocenza:basti pensare all’uso della Croce nelle guerre di religione) . Nonostante tante drammatiche collisioni, i valori del cristianesimo e quelli della cultura illuminista (che nei primi si ritenne espressamente radicata), hanno contribuito ad alimentare i diritti della persona, ad alimentare , come dicevo, la parte più viva del costituzionalismo contemporaneo, ivi compresa la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, al cui rispetto è preposta la Corte di Strasburgo.